mercoledì 28 maggio 2014

ATTO DI FEDE.

Anche con i piedi nel fango
rinasco
ringiovanisco
e sempre cresco.
Sono un fiore
dai petali infiniti,
una corolla bagnata
da pensieri dorati.
Il mio è un rinnovamento perpetuo
e non mi lascio il tempo 
per appassire
mai.









sabato 24 maggio 2014

UMANITA'.

Quando ho visto nei tuoi occhi la gioia,
ho voluto che fosse per me da sprone
la tua felicità.
Quando ti ho accolto nel pianto,
ho sentito tra le mie braccia
tutta la tua forza.
Quando ti ho incontrato sui sentieri del dubbio
ho appreso da te
la determinazione.
Entrambi cerchiamo un nostro profumo,
quella fragranza interna
che rende il nostro centro parte del tutto.
Entrambi transitiamo in questa vita
attratti dalla verità.



lunedì 19 maggio 2014

RESISTENZA.

Voglio tenere alta la mia piccola bandiera.
E farle onore.
Il mio braccio è forte
le onde sono immense.
Il mio sguardo è illimitato
il vento è insistente.
Bellicosa l'acqua di questo mare.
Eppure sono io, minuscola, che sommergo lei.



venerdì 16 maggio 2014

Faccio di me un santuario dorato, un tempio di pace.
Non sono fuori dal tempo.
Non scappo fuori dal mondo.
Mi accomodo.
Qui.
Ora.

IO SCRIVO.

Mi chiedo cosa vuoi, disperazione.
Tu sei muta.
Nemmeno le lacrime ti traducono
rompendo gli argini degli occhi.
Trasformi in pietra
le mani
rendi pungenti i pensieri
amare le parole
e frequenti i sospiri.
Vuoi forse che perdano voce le mie emozioni.
Io sono amazzone fiera.
Non temo la lotta che scateni
stringendo i petali delle labbra.
Esistono ombre tra i pensieri
e sembrano vuote le mani
affannati i sospiri
confuse le parole.
Ogni giorno istruisco il respiro
a preferire una libera vita
al tuo carcere di ostinato silenzio.
E governo ancora la china
su ogni foglio bianco
come planasse il mio dolore
su dolci pianure.


lunedì 12 maggio 2014

L'INCANTO E IL RITORNO.


Entrerò in una danza sottile e leggera
Tra le tue trasparenze.
E sarò di terra vestita
Così che tu possa scavarmi a fondo.
Saranno, le mie,
Gambe impazzite
Come nastri nel vento
Voleranno sui tuoi pavimenti di cristallo
Così da solleticarti nell’attesa.
Sarà, il mio,                 
Un ventre libero
Come pesce nell’acqua
Scivolerà tra le tue tende
Così da predisporti alla pesca.
Il mio corpo sembrerà un violino
Ali piumate lo suoneranno
Al centro della tua più intima stanza.
Rimarrò un poco elevata
In questa sospensione
Fino a ri-modellarmi
Composta
Nel tuo abbraccio.

MISSIONE INDACO. ( ai Signori Bambini.)

Siamo arrivati 
per scelta.
Abbiamo afferrato la scia delle stelle
e siamo caduti
a piedi piccoli sul mondo.
Abbiamo aperto gli occhi molto prima
abbiamo visto oltre l'orizzonte.
Siamo arrivati.
Consapevoli.
Abbiamo srotolato l'indaco dal petto
e ci siamo alzati
a piedi nudi sul mondo.
Sappiamo ascoltare molto di più
poichè sentiamo ciò che il rumore nasconde.
Siamo i Signori Bambini
e siamo arrivati.
Per portarvi in mano
la fotografia dimenticata
del vostro arcobaleno.
Per colorare la vostra memoria adulta.
E addormentarvi infine
nell'incanto del vostro primordiale sorriso.



QUEL CHE NON HO FATTO.

Non ho bendato gli occhi ai miei demoni.
Ho creduto fosse meglio vestirmi di luce
perchè potessero abbassare lo sguardo
sorpresi dal mio brillare.
Non ho tolto il sonoro alle loro voci.
Ho creduto fosse meglio cantare 
perchè potessero abbassare i toni
armonizzandosi a me.
Non ho tentato di sfuggire al loro inseguimento.
Li ho trascinati ridendo
in una folle corsa
perchè stremati si arrendessero
davanti alla mia testarda volontà
di trasformarli in vita.

domenica 11 maggio 2014

LA FIABA DI FRANCESCA. ( per la disegnatrice Francesca Popolizio. )



C’era una volta una piccola camera oscura, nel buio della memoria, nel chissà dove irrazionale, dove gli incubi di una bambina,  venivano sciolti in liquido da una donna e fissati poi dalle sue due mani leggere nella forma solida e asciutta del disegno.
C’erano in quelle creazioni evanescenti, mille e mille sentieri a perdersi tra qualche radice di albero, un lupo cattivo e la perturbante idea che sarebbe stato  difficile tornare a casa.
C’erano ancora le lacrime grigie dell’infanzia, i labirinti in blu di Prussia, la sensazione ocra della fame, del capriccio, dell’abbandono e il cerchio spiacevole della solitudine.
C’erano scale di carta e ringhiere di matita; l’illusione di una casa dopo avere percorso tanto bosco e ancora il timore di perdersi; c’era la volontà di galleggiare in acque vorticose o di scoprire qualche squarcio di sereno in uno spoglio autunno crepuscolare.
C’erano una volta due mani leggere di  donna, le dita come ali a volare a ritroso in un tempo di carta e una bambina in cerca di una fiaba che la aiutasse a mescolare la fantasia rosa-azzurra, con la ruggine dei pensieri spaventosi. Così, in penombra, in quel mondo di mezzo che era la piccola camera oscura, strato su strato, le mani di donna tentarono di armonizzare ad arte i frammenti di inconscio in china, nella adulta rielaborazione degli impulsi primitivi ed irrazionali che una bambina le suggeriva.
E fu antica magia, quella di riuscire a catturare le ombre che turbano il sogno d’infanzia , di donare loro un colore, di racchiuderle definitivamente in un tratto, di cucirle a fiaba, così da esorcizzarne la paura o renderla stra-ordinaria.
Fu il più puntuale degli incontri, quello che diede voce, tramite due mani, ad una donna ormai cresciuta e alla sua bambina interiore, in quel “c’era una volta” continuo che attinge inchiostro dall’ inconscio e lascia in fiaba e disegno tracce di sè.

RIVELAZIONE (...sottotesto della mostra fotografica TRANSITI presso la Galleria Terrain Vague. )



ATTO I. LA CRISI        
Urlo.
E con voce sola
Mi riempio le orecchie.
Note dolenti.
Con musica di rabbia
Mi Svuoto il cuore.

ATTO II. LA RIBELLIONE.
In un gesto deciso,
l’azione
Che mi libera.
Strappo i capelli
Tolgo la maschera
Voglio essere ciò che sono.
Voglio spogli-amarmi.

ATTO III. LA TRANSIZIONE.
Rimango immobile.
Un attimo soltanto.
Salire le scale
È fatica
Scendersi dentro
È fatica.
Sono quasi nuda.
E’ delicato.
Sono quasi vera.
E’ prezioso.

ATTO IV. LA RI-VELATA SOLUZIONE.
Eccomi,
mondo,
lascio che tu mi veda.
Nel silenzio torna
Il battito del mio cuore.
In questa rivel-azione
Abbandono ogni finzione.




venerdì 9 maggio 2014

Talvolta sono io sola che mi porto in cielo come fossi luna.

RALLEGRAMENTI DAL DESTINO.

Mi porta fiori
Il mio destino
truccato da Pierrot.
Mi dice che ho avuto coraggio.
Il coraggio di sognare.
il coraggio di svegliarmi confusa.
il coraggio di dimenticare.
il coraggio di ricordare.
Mi applaude
il mio destino
vestito da Arlecchino.
E' allegro perchè ho avuto pazienza.
La pazienza di aspettare
la pazienza di cadere in una buca e uscire.
La pazienza di arrabbiarmi.
La pazienza di calmarmi.
E infine mi abbraccia.
mi incontra negli occhi,
senza maschera alcuna.
E mi proclama vincente.
Persino in mezzo al nulla 
in me non ha visto resa.
E davanti alla montagna più alta
non ha assistito alla mia fuga.




giovedì 8 maggio 2014

AUGURIO ESSENZIALE.

Ti invadano
lucciole di allegria
perchè non voglio per te una notte scura.
E' il momento di correre.
Ti rapisca
un folle pensiero
perchè non voglio di te lucide banalità.
E' il momento di saltare.
Le tue sono impronte a colori
c'è chi le seguirà.





























































































































































































mercoledì 7 maggio 2014

BLU.

Penso che tengo la tua mano.
In mezzo al nulla tengo la tua mano.
Vedo che raccogli il mio silenzio.
In mezzo al frastuono raccogli il mio silenzio.
Ed è dal tuo sguardo che parto
quando vado alla ricerca di un senso.
E' al tuo sguardo che torno
dopo aver camminato da sola.
Sento, tra tutte le cose che sento,
la più pura delle emozioni.
E riguarda te.
E riguarda me.






martedì 6 maggio 2014

TRA ME E ME.

E se non troverò un posto
dove approdare
cercherò di fare di me il miglior posto dove stare.
E se non vedrò la pace
fuori dalle mie finestre
cercherò la pace dentro al fondo dei miei occhi.
Coerente
dall'inizio alla fine
affronterò quel che va affrontato
talvolta con gocce di tenerezza,
ma sempre con spirito indomabile e fiero.

lunedì 5 maggio 2014

LA PIU' ABILE MAESTRA.

Ricordo una donna
senza le orecchie
senza parole.
Dalle sue mani
che incontrano l'aria
ho ascoltato
mille e mille storie
danzando tra un suo dito e l'altro.
Ho memoria di un bambino
dagli occhi sempre chiusi
i passi spesso incerti.
Oltre il buio
custodito tra le sue ciglia
l'ho scoperto leggere la musica
guidato dal talento dell'anima
suonando il mondo come strumento.
Penso alla Speranza,
senza parole
ad occhi sempre chiusi.
Quando non ho più orecchie
se i miei passi diventano incerti,
la riconosco ancora 
a danzare tra un mio dito e l'altro.
Quando le mie mani stringono solo aria
e nel buio non posso vedere
la sento capace
di vibrare le corde dell'anima per chiamarmi.
E tutto ciò che ricordo
tutto ciò di cui ho memoria
è che l'ho scelta
come la più abile maestra
a dare sempre nuova forma
ai miei limiti.












sabato 3 maggio 2014

DIALOGO TRA UNA TESTONA E IL SUO CUORE. da "Gastronomia di una donna in scatola" ed. Delirium.



Poteva essere la fine di tutto, invece non è altro
che il mio nuovo inizio.
Lo so fare, lo so fare, mettermi
sdraiata su un fianco e provare per un attimo,
ricominciare a respirare, fuori dall’isola che è il
mio grande letto, oltre le vele mie piumose e
lenzuolose, oltrepassando le pareti della mia
scatola orizzonte.
Mi riapproprio del piacere della pazienza e, di
mattina, la bevo come fosse caffè, preparando
la mia prima vera colazione.
Mentre gli occhi mi si chiudono, stanotte è
stata l’ultima grande fatica, mi riscopro
completamente sveglia.
Lo so fare, lo so fare davvero, si
liquefanno tutti i personaggi di questo mio
strano e delirante spettacolo, lasciano
pozzanghere di memoria che si asciugheranno
con la calma della mia nuova primavera
invernale.Rimango immobile ed immobile non sono più,
rapisco quell’ultimo nastro di fantasia che esce
a stendersi fuori dalla mia mente,
sgarbugliandomi dagli ultimi sogni, dagli
ultimi incubi; senza valigia alcuna adesso parto
davvero.
Io sono la mia valigia.
Io sono il mio treno.
Io sono la mia energia, purissima e colorata; e
mi lascio disperdere per riprendere il fiato che
mi è mancato in tutto questo periodo confuso.
Adesso, trasparente, mi vedo addormentata,
sdraiata sempre sul fianco, per facilitarmi
l’uscita da me, sono il mio migliore aiuto, la
mano che mi accompagna, l’acqua che viene a
dissetarmi, il nutrimento che mi rigenera.
Il resto è aria e finalmente la respiro.
Danzo senza confini corporei nel bel mezzo di
un invisibile universo.
In questo sogno lucido indosso il frac e un
altissimo cappello a cilindro.
Mi faccio spazio tra le stelle, mentre la luna
culla per una attimo il mio delirio e mi
allontana da scatole, frigoriferi, presenze ed
assenze.
Ho portato con me un grosso secchio, un lungo
pennello e molta densa vernice colorata.
Intorno, lo spazio buio sarà la mia tela.
Decido che ritmo dare a tutto il mio dolore.
Pompo il volume al massimo e comincio a
dipingere danzando, stando attenta a non
perdere il cilindro, che certe sorprese razionali
non devono sbucare fuori come conigli.
La magia sono io.
L’arte contemporanea dei miei movimenti è
uno schizzo di vertigini, mentre le acrobazie
del mio corpo non si curano di forme statiche
ma danno libero sfogo al contorcersi lieve delle
mie interiora.
Non c’è nessuno in grado di sentire la mia
improvvisa pittura?
Non c’è nessuno che mi ama?
L’eco della mia voce ha labbra carnose e
morbide e mi accoglie alitando ricordi di sogni
antichi, mischia le lettere delle mie passate
parole e sussurra

- Vieni qui, entrami dentro, hai già scavato
abbastanza.

Senza perdere l’ispirazione, mi infilo in quella
bocca e tinteggio i denti di bianco e nero, come
fossero un pianoforte a coda, smetto di
chiedermi a cosa mi serviranno tutte queste
abbuffate di pensieri e suono la gola,
verniciandola con forme di farfalla.
Non c’è nessuno in grado di comprendere che,
con il frac della festa, sono solo alla ricerca
delle mie ali?
Non c’è nessuno che mi ama?
Nella faringe di questo viaggio la mia voce
rimbomba ancora, ma non smetto di danzare,
non smetto di fluire assieme alla vernice e non
ha importanza che aspetto avrà questo mio
quadro finale.
Perché io sono la mia pittrice preferita.
Scendo all’interno e sempre più giù e mi
accorgo che a guidarmi è soltanto il cuore, che
urla il mio nome registrandosi dentro un
grammofono.
Abbassa la musica e in sottofondo canta
cucendomi una nuova strada da percorrere con
note leggerissime.
"Mi hai scoperto, fatto innamorare, portato a
ballare, battiti e ribattiti senza ragione ma con
tanto sentimento, poi mi hai cucinato, lasciato
bruciare, nascosto in un frigorifero, tritato
come fossi ghiaccio, vestito e spogliato, girato
e rigirato, rammendato, rattoppato, stufato e
lasciato perdere in un rotolare impazzito,
dimenticato, poi ritrovato, in preda ad un raptus
e alla gelosia mi hai rapito, tenuto segregato
nello stomaco, a digiuno, con un bavaglio a
trattenere le mie pulsazioni. Hai chiesto poco a
poco un riscatto, scrivendo mille e mille parole
rovesciate e di senso ormai compiuto, sicura
come Penelope, tela che disfavi e ridisfavi,
notti e giorni a tenermi sulle spine, mi hai
trascinato bendato al centro di una piazza e lì
mi hai definitivamente scoperto coprendomicon la frase più vera che tu abbia mai avuto il
coraggio di dire. In questa tua irriverenza, mi
hai trasportato davanti ad un palazzo di vetro e
mi hai lanciato contro quelle pareti con
violenza e con le braccia del dolore; ed io, un
po’ ciancicato ho fatto il mio dovere, ciò che
tu, minacciosa, arrabbiata e severa, mia dolce
carceriera, avevi comandato.
Ma ti amo troppo, non riesco a stare più
lontano da te nemmeno un minuto specie ora
che ho visto il mare che sei e la grotta che sei,
specie ora che stai nascendo di nuovo, per
questo ritorno come un boomerang nel tuo
petto e spalanco le porte per farti entrare, sei
così bella con il tuo frac, così onesta con
pennello e vernice, che non riesco più a fare a
meno di te, della tua carezza, della tua gioia,
della tua tristezza."
Intorpidita e incredula, ci riprovo a tornare
indietro, per paura forse, e allora lo domando di
nuovo, in carta bollata, facendo una
raccomandata con ricevuta di ritorno.

Non c’è nessuno che mi ama?

Il cuore, di nuovo, risponde.
"Io ti amo, ti ho sempre amata, nelle morti della
vita, nei risvegli dell’anima, nel pianto degli
occhi, nei fuochi dei deserti, volando nei cieli
di carta o scendendo nelle viscere della
terra,quando i tuoi pavimenti cedevano.
Io ti amo, e del mio amore, ti ho preparato una
festa.
Vieni qui, entrami dentro, hai già scavato
abbastanza.
Io sono la tua casa
Io sono la tua valigia
Io sono la tua stazione
La tua partenza e il tuo arrivo
Io sono il tuo treno
Il tuo aereo
La tua nave
Il tuo amante ritrovato e mai veramente perduto
Il tuo paio di guanti bianco e di pizzo
Perché
tu sei la mia casa
tu sei la mia valigia
tu sei la mia stazione
la mia partenza e il mio arrivo
tu sei il mio treno
il mio aereo
la mia nave
la mia amante ritrovata e mai veramente
perduta
il mio paio di guanti di pelle e lana.
Principessa,
io sono il tuo principe.
Vieni qui, entrami dentro, che hai già scavato
abbastanza."
La porta del mio cuore è uno specchio.
Mi guardo benebenebene,
arrivati a questo punto.
Bentrovata, mi dico e mi ammiro l’ultima
volta, sistemandomi il vestito e indossando i
guanti bianchi di pizzo, come moderna e
cresciuta Alice, mi lascio fondere con il mio
riflesso e partecipo alla festa che il mio amante
ha organizzato per il mio ritorno.