martedì 2 agosto 2016

DIECIVENTICINQUE. BOLOGNA, DUE AGOSTO 1980. Niente moralismi, una piccola storia vera. Dedicata a Lucia, che me la ha donata.

Bologna, due agosto 1980.
Ero molto piccola, i miei occhi avevano poco più di un anno, la mia voce era spesso una serie di suoni confusi, simili ad un canto a volte, simili ad un pianto, altre. Quella mattina d'estate, io la ricordo perché la mia memoria l'ha rubata più e più volte dalla memoria di mio padre, che desiderava raccontarla alle dieci e venti cinque di ogni due agosto. Mi riportava lì, con il cuore colmo di gratitudine e di dolore. Una gratitudine vissuta nell'intimo, nel privato, solitaria per rispetto al dolore, quel dolore invece condiviso, urlato con la voce del silenzio, una voce ancor più terribile poiché prende forma solo sul volto , non ha parole da sprecare e unisce in un abbraccio di lacrime tutte le persone che quel due agosto di trentasei anni fa persero qualcuno, persero qualcosa, in qualche modo, comunque morirono anche se sopravvissute. La stazione di Bologna, la mia città, quel mattino, scoppiò. Quel via vai dei treni che mi calmavano, con il loro dondolio rumoroso, incomprensibile alle mie orecchie, ma perfetto rimedio per i miei pianti di bambina. Mio padre lo sapeva,per questo, quando il pianto mio si faceva irrimediabilmente difficile da coccolare, mi portava sul ponte della stazione, affidandosi alla saggezza dei treni e alla loro musica sulle rotaie. Io, mi addormentavo, sempre, quasi subito, diceva lui,un miracolo di ferro e fumo per le mie e le sue orecchie. Anche la mattina del due agosto 1980 il mio pianto disperato e senza senso, ci portò lì, a gustare la medicina di quello spettacolo di arrivi e partenze. Qualcosa andò diversamente,però. Davanti ai fischi, agli sbuffi di quegli attori di ferro, io continuavo a piangere, questa volta,e sempre più disperatamente. Mio padre raccontava che mi accanivo con le mie piccole mani sulla sua faccia e ruotavo la testa indietro, perché dal ponte non volevo vedere nulla. Battevo i piedini sulla sua panciona, strillavo più che potevo, tanto che, sconfortato,  si vide costretto a fare dietrofront, riportando le sue stanche orecchie e i miei occhi rossi e bagnati verso la macchina, parcheggiata qualche isolato lì vicino. Le dieci e ventidue e siamo seduti entrambi, lui sorpreso, io , d'improvviso serena. Tre minuti. Prima di sentire quel botto, quel tremore, quel rumore di vetri che si frantumano, si confondono con schegge di metallo, legno, pietra...con schegge di persone. E noi, a tornare a casa, senza capire, incrociando ambulanze impazzite, udendo il suono di mille sirene annunciare il terrore. Mio padre che piange, io che, finalmente, dopo tanto pianto, invece,mi addormento. Ecco il motivo  di quella sua gratitudine privata, intima, che non trascura però quel dolore comune, il dolore di chi come noi quel giorno era lì,ma  alle dieci venticinque non si è salvato, di chi non era lì, ma lì, dopo un attentato terroristico, ha conosciuto la disperazione della morte di un proprio caro. Morte incomprensibile, ingiusta, morte da guerra, da terrorismo, morte mandata a prendere chi non c'entra nulla. Sono passati trentasei anni, oggi. Grazie forse al mio istinto privo di filtro, di ragione, grazie ad un sentire infantile e prezioso, io sono qui e lo racconto. Mio padre non c'è più ed io sono ogni anno , stesso giorno, stessa ora, sul ponte della stazione, unita ai parenti delle vittime della strage,  per condividere il dolore, dimostrando così, rabbia e gratitudine insieme. Dopo trentasei anni, ancora io assisto da lontano a milioni di altre stragi del genere nel mondo. In nome di cosa, in nome di chi, non l'ho mai capito, nonostante non sia più quella bambina. Per qualsiasi ideale un uomo combatta, combattere contro la vita fa morire per primo quello stesso ideale, rendendolo carnefice e vittima, giusto o sbagliato che sia.

venerdì 26 febbraio 2016

DIALOGO NOTTURNO TRA UNO SCRITTORE E LA SUA MUSA.


Certe volte, mi chiedono, ma tu, che
mestiere fai?
Io raccolgo le stelle nel cielo e le dono agli
infelici.
Non è una semplice passione
Talvolta sembra pirateria
È forse una vocazione o una fugace follia.
è polvere ed incenso rispetto a tutti i lavori
mi inchino ai laureati, ai farmacisti
ai maestri e ai dottori.
Ma non posso fare altrimenti
Sennò sto troppo male
Ho bisogno di scrivere storie e poesie per
farmi ascoltare
E buttare nel cielo, questo amo di speranza
Di tornare bambina
Nella mia stanza
Così scrivo ancora
Scrivo ad ogni ora
E pesco le stelle
Cucinandole in strofe
E le offro agli amici, ai parenti, agli amanti
A chi vuole sognare
A chi vuole mettersi le ali e volare con me
Oltre quel cielo di carta che è la vita.



L' AGGIUSTA-CUORE.

Dice, Saggio, L'Aggiusta-cuore che abita le mie foreste:
"Quando lanciate una bomba, non abbiate fretta di rimettere insieme quello che vi si è sparpagliato dentro...e nemmeno quello che si è ribaltato all'esterno. Rimarrete sicuramente frastornati, non capirete tutto e per un po' vi sentirete come ovattati. Sarà difficile ascoltare il mondo, perchè udirete solo voi stessi che rimbombate e rimbombate e rimbombate.
E' tutto normale.
Va tutto bene.
Con dolcezza, recuperatevi, coccolatevi, perdonatevi soprattutto, sapendo che non potevate fare a meno di combattere.
Anche così Sparsi e Spersi, vivete e non nascondetevi.
Degli effetti che verranno poi dalla vostra giusta causa posta, non occupatevene. Lasciate andare e abbiate cura di voi.
Se nella parentesi della vostra battaglia per la Felicità vi preoccuperete di continuare ad amare e amarvi, ogni cosa si risolverà e sarà di sicuro il meglio per voi. E dall'amore che vi darete e continuerete a dare  non potrà che scaturire amore tutto intorno.
L'amore aggiusta tutto. Prima o poi."




giovedì 9 luglio 2015

CONVERSAZIONE.

....e smettiamola di pensare che dobbiamo sempre, per forza passare per la guerra per imparare a volerci bene....
.....o di preoccuparci perchè la vecchiaia esiste.....
il dono grande è che alla fine....ci si calma e si comincia a sorridere....ci si calma sempre...dopo....
.....allora adesso, che è adesso....cominciamo già a sorridere.....
.....che ci si calma sempre, quando ci si vuole più bene.....e si continua a sorridere, comunque...


mercoledì 24 giugno 2015

CONFORT-ZONE.

Sono una donna dei boschi.
Ondeggiano i miei fianchi tra alte betulle,
ho le orecchie nude
e scalzi gli occhi.
Mi vesto il corpo 
di cascate dorate
e danzano le mie mani
come farfalle 
al ritmo di una pioggia leggera di foglie.
Non cado
ma dolcemente scivolo
tra liane di sole
e cortecce d'argento.
Infine mi lascio 
a risvegliare
su un'amaca di vento.



martedì 23 giugno 2015

RI-EVOLUZIONE.



Prima che io nascessi
La mia anima viveva
nel tempo eterno.
Dal nulla 
con strumenti di luce
disegnò 
me
in uno spazio infinito.
Da quel disegno
io sgorgo
come l'acqua
tra terra e cielo
in carne ed ossa
e fluisco
il mio cammino,
nell'eterno ed infinito ora.
                                     IL TUTTO E' IN ME.


lunedì 22 giugno 2015

DOCUMENTARIO.

Non rischierò di diventare una nuova Atlantide sommersa.
Adesso so che solo questo è il destino di chi aspira alla Perfezione,
invece di vivere la meraviglia di una Vita Imperfetta.